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Si dice che la vita è un dono di Dio. Cioè, che Dio ha voluto che noi ci fossimo, quando sarebbe potuto non esserci nulla. Secondo la Scrittura, Dio ha proprio voluto dare origine alla vita. Non solo alla vita in generale, ma alla vita di ciascuno. Dio vuole mantenere la vita di ciascuno. Dio vuole mantenere la vita di tutte le sue creature nella dignità e nella prosperità. Lo scopo di ogni vita è conoscere Dio che l'ha creata, la mantiene e la ama. Purtroppo gli esseri umani vogliono demolire e signoreggiare su se stessi e sugli altri. Questo egoismo, che la Scrittura chiama peccato, è la fonte di ogni male che facciamo e subiamo.
Che cosa è il Vangelo
Vangelo è una parola greca che significa "buona notizia". Dio non ci abbandona nella nostra ignoranza e nel nostro egoismo, ma ci ha mandato suo figlio Gesù Cristo per riconciliarci con lui e tra noi. Gesù Cristo ha predicato la verità di Dio, è morto perché ha preso su di sè la responsabilità del nostro peccato, è risorto per darci una speranza di una vita eterna in Dio. La buona notizia del Vangelo di Gesù è riconciliazione, salvezza, vita e liberazione. Chi riceve questa notizia nel suo cuore riceve da Dio il perdono completo e incondizionato di tutti i peccati e gli viene donata un'eterna giustizia e salvezza.
Perché insieme?
Gesù Cristo non è un solitario. Ha raccolto attorno a sè i dodici discepoli, che hanno chiamato ancora altri esseri umani a condividere la loro fede e la loro missione. Così è nata la chiesa cristiana, come fratelli e sorelle in comunione che ascoltano il Vangelo e celebrano i Sacramenti (battesimo e cena) secondo l mandato di Gesù. La Scrittura paragona la chiesa come un corpo, il cui unico capo è Gesù. Tutti gli altri suoi membri hanno compiti diversi, ma non ci sono capi. La chiesa è una comunione di fratelli e di sorelle liberi e uguali che ascoltano e vivono il Vangelo.
Chi sono i valdesi?
La chiesa evangelica valdese è nata nel Medioevo come movimento che richiamava tutta la chiesa alla povertà, alla semplicità e alla coerenza. Perseguitati come eretici, nel 1532 i valdesi hanno aderito alla Riforma protestante. Dopo essere stati confinati nelle valli piemontesi, subendo persecuzioni e guerre, nel 1848 sono stati reintegrati nel tessuto sociale prima del Piemonte e poi dell'Italia unita. Questa liberta' ha permesso ai valdesi di predicare liberamente e di costituire delle chiese in tutta Italia.
L´EREDITÀ SPIRITUALE E TEOLOGICA
DI PAOLO GEYMONAT (1827-1907)
Fondatore della Chiesa Evangelica Valdese di Genova- via Assarotti
professore alla Scuola di Teologia Valdese
Sabato 1° Dicembre - ore 16,30
Tempio Valdese
Via Assarotti 21
Intervengono:
Past. Eugenio Stretti: La generazione di Paolo Geymonat
Prof. Paolo Ricca: Il pastore e il teologo evangelico
Nella foto: al centro il prof. Geymonat con alcuni suoi ex studenti.
Comunicato delle Chiese valdesi e metodiste di Genova Il Secolo XIX, 13 luglio
Stefano Mercurio e Italo Pons
Il papa Benedetto XVI interpreta in senso restrittivo un concetto espresso dal Concilio Vaticano II. Si rivolge soprattutto ai laici cattolici e ai sacerdoti con spiccata vocazione ecumenica. L’indicazione cha ribadisce è questa: la frase del Concilio «la Chiesa di Cristo sussiste nella chiesa cattolica» va intesa così, che la vera chiesa coincide con quella cattolica romana. Fuori di lei non c’è Chiesa di Cristo. E aggiunge, ci sono tuttavia livelli diversi di non esserlo. C’è un livello di serie B per le chiese ortodosse (che non riconoscono il primato di Pietro ma hanno conservato la genuina successione apostolica dei loro ministri) e c’è poi un livello di serie C per le chiese protestanti, che mancherebbero dell’una e dell’altra verità evangelica.
Non è facile rispondere a un tale ragionamento dal sapore un po’ offensivo. In primo luogo perché come valdesi e metodisti non vogliamo essere chiesa contro le altre. La strada del rafforzamento della propria identità non passa da quella del discredito e della caricatura dell’altro. I cristiani, indipendentemente dalla loro serie, devono trovare un approccio diverso dai diktat nel loro relazionarsi ad una società sempre più multiculturale, sebbene consapevoli dei fortissimi limiti del relativismo imperante. In secondo luogo la chiesa non è garantita dall’Istituzione ma dall’assemblea dei redenti convocati dalla Parola di Cristo (che dispensa, essa sì, l’evangelicità e l’amore), affinchè con spirito mite ma tenace, servizievoli e aperti al confronto in un mondo che cambia, annuncino la ricchezza dell’evangelo per la vita della persona e della comunità umana. In terzo luogo abbiamo l’impressione che tali ragionamenti del papa Benedetto XVI siano segno di debolezza e di paura verso una società in rapido cambiamento. La modernità non è una minaccia da respingere con un approccio dogmatico e di rifiuto. Essa pone piuttosto alle chiese delle domande e invita a un confronto serrato sulle questioni esistenziali e di convivenza. Il valdese Daniele Garrone lo ricordava sul Corriere della Sera di ieri quando scriveva: «in Europa il cristianesimo è stato egemone per secoli. Oggi la “civiltà cristiana” è finita. Così ci sono due strade: possiamo salutare questo equivoco, la fede come civiltà, e ci mettiamo a scoprire cosa significa essere discepoli di Cristo. Oppure cercare di arginare, ribadire, pronunciare diktat..
E’ triste che dei cristiani, anziché chiedersi ciò che Cristo si aspetta da noi, stiano a preoccuparsi delle delimitazioni. Dentro e fuori. Il problema non sono i confini. Tanto più che la Chiesa, lo sappiamo, è e sussiste in Cristo.
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