logo
Menu  Menu
Home
Dove Trovarci
Storia dei Valdesi
I Valdesi a Genova
Calendario dei Culti
Vita della Chiesa
Concistoro
Scuola Domenicale
Centro Culturale
Unione Femminile
Biblioteca
Seminari
Articoli
Ospedale Evangelico Internazionale
Altre Chiese Evangeliche
Contatti
Le Pietre
Consulta
ArticoliConsulta
Meditazioni
Aggiornamenti
Attivita
La Grazia Della Liberta
Donne Evangeliche
Teatro
Libri
Il tempo della partenza
Preghiere
Galleria di foto

Dove trovarci  Dove trovarci
Dove Trovarci
Contatti

La Chiesa  La Chiesa
Calendario dei Culti
Vita della Chiesa
Attività
Concistoro
Scuola Domenicale
Meditazioni
Donne Evangeliche
Circolari
Il tempo della partenza
Preghiere

Relazioni Morali  Relazioni Morali
2005 - 2006

Statistiche  Statistiche

Validato  Validato

Section Teatro

Il regno di Tolstoj e quello di Dio

Italo Pons - Riforma, 26 gennaio 2007

Un intenso spettacolo teatrale presentato a Genova destinato a far discutere: il rapporto tra un aristocratico terriero con la sua famiglia e i suoi contadini è illustrazione dei rapporti tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri mentre la luce di Cristo fatica a brillare

Svet, la luce, il dramma incompiuto di Tolstoj, che porta come sottotitolo le parole giovannee del prologo («La luce risplende nelle tenebre»), è stato messo in scena a Genova dal regista valdese Marco Sciaccaluga, nella traduzione di Danilo Macrì. Si tratta di un testo complesso quanto difficile e, nello stesso tempo, affascinante e di grande attualità per i temi enunciati che in questi giorni vengono ripresi, in ben in due tavole rotonde, con la partecipazione del regista oltre a quella di Vittorio Franceschi, Silvana Rocca, don Antonio Balletto, Giampaolo Gandolfo, Eugenio Pallestrini. Uno spettacolo destinato a far discutere e far crescere le idee.

QUANDO i prati delle montagne cominciano a non essere falciati o destinati al pascolo, poco alla volta si diffondono, con rapidità, le betulle. Sotto questi alberi, dai tronchi bianchi e dalla rapida crescita, il sottobosco ha una certa possibilità di svilupparsi e portare magari mirtilli e funghi. Questa immagine,nei miei lontani ricordi agro-pastorali, mi è ritornata alla mente, in un contesto assolutamente diverso, come quello di una scenografia teatrale, genialmente ideata da Jean-Marc Stehlé, al «Duse» di Genova. Al centro della scena, attorniati da un bosco di betulle, i protagonisti nella loro parte, dopo avervi sostato, ripartono nelle varie direzioni che li porta nelle loro stanze, alle loro attività o ancora al divertimento. Il bosco testimone e dominante. Sotto di esso scorrono divertimento e noia; il presente e l’ambizione a trasformarlo; la contemporaneità e l’eternità. Quest’ultima sembra sfuggire, pur nel tentativo di arginarle, alle sottigliezze teologiche di un paffuto pope, dalla barba folta e nera, preoccupato: «Se si deve indicare la strada al popolo, si presume che ci voglia una verità chiara. Che non si discute ». Così, in questo spazio, che rimanda ai grandi giardini, delle case aristocratiche, si conversa e si discute animatamente; le betulle spoglie sembrano animarsi nel mutare delle stagioni pur restando se stesse, ancora una volta: testimoni, silenziose ma non distratte, di tante voci che si alternano per mettere in moto le idee pericolose, altre volte unicamente salottiere o amorose, di alcuni suoi protagonisti. Coloro che sono contagiati dalle utopie, tema dominante dello spettacolo, le subiscono le scelgono in maniera consapevole. In un caso, per uno di essi, saranno per un destino senza ritorno. Per altri, il cattivo maestro, interpretato da un bravissimo Vittorio Franceschini, il tentativo di convivere con esse nella contraddizione: le affermazioni ultime e radicali portano sempre come segno l’ambiguità nei comportamenti e nelle scelte che ci si trova a compiere. Le betulle osservano ancora dall’alto, quando lo scenario si trasforma, in maniera molto più fredda, in una stanza di una caserma, di un ospedale, o ancora in una povera capanna di contadini: quasi una corte dei miracoli. Il bosco dei divertimenti, forse, simbolicamente, il giardino dell’Eden, anche se ormai contaminato da un mondo autoreferenziale o in cerca di ideali, ma anche di fame e povertà. «Hanno tagliato un albero, uno solo, e per questo è in prigione», dice Nicolaj Ivanovic. Un bosco che non muta: cosa che avviene per i suoi personaggi. In ogni caso costretti, malgrado loro, a prendere posizione. Le betulle, con il pubblico, osservano le trasformazioni di coloro che vengano brutalmente interrogati perché diventati pacifisti radicali, seviziati e infine rinchiusi in un manicomio. Altri in nome di un’utopia – che qualcuno ha preso talmente sul serio come ragione di vita, innescata in una sorte di illuminazione interiore –, davanti alle pessime condizioni di vita dei suoi contadini non è in grado di fare altro, dopo averla teorizzata, che restare, nella circonferenza di quel bosco. Tentativo, anche questo mancato, di trasformarsi da borghese a falegname, al quale però verrà rimproverato: «per far finta di esserlo vi dovete chiudere in una camera. Non vedo un falegname. Vedo un fariseo», dice uno dei personaggi femminili alla fine del dramma. Poco prima della fuga da quella camera, dove si è rifugiato, il personaggio sarà fermato per sempre da un colpo di pistola, per opera della nobildonna, interpretata da una convincente Orietta Notari, intenzionata a risarcire suo figlio ormai perso, a sua volta, per sempre. Le parole, della Principessa, sono molto più forti del colpo che mette fine alla vita Nicolaj Ivanovic e su cui cala il sipario: «Più vi sento parlare, signor Sarycev, più vi odio. Io so soltanto una cosa: mio figlio muore. E voi continuate a vivere». Un’ultima considerazione, in qualche modo in dialogo con le osservazioni del registra, nella conclusione dell’intervista che riportiamo nel riquadro, ci spingono a ritenere che la nostra azione in realtà, se la pensiamo nei termini della fede evangelica, ci invita a prendere seriamente le distanze dalla salvezza da sé, da una sorta di autoriscatto, e da ansie di salvare il mondo. Forse dal titolo Svet, si dovrebbe trarre l’indicazione che l’azione sociale non può mai prescindere dal pessimismo radicale e, nello stesso tempo, dall’ottimismo altrettanto radicale; perché la salvezza viene solo dalla grazia e da Cristo, Svet la luce appunto, e non dalle nostre opere1. Non dimentichiamolo troppo facilmente. 1. Riprendo un pensiero di Christophe Deplanque comparso in un articolo da Réforme (n° 3193, 5-11 ottobre 2006) dal titolo: «Preparate il Regno di Dio senza pensare di costruirlo qui». Da rileggere le pagine che Sergio Rostagno dedica al tema del radicalismo in Gesù, cfr. Teologia e società, Claudiana, 1989 pp. 93 s.

La vicenda

Un ricco proprietario terriero, Nikolaj Ivanovic Sarycev, e la sua famiglia – attorno alla quale ruota il dramma – si trovano a misurarsi con i temi della rivelazione cristiana che Tolstoj non solo ha reso oggetto della sua scrittura1, ma ha cercato di adattare a se stesso. Il tentativo di vivere, appunto, radicalmente l’Evangelo, mettendolo in pratica nella povertà e realizzandone la giustizia in un’interpretazione assoluta (in particolare negli enunciati del Sermone sul Monte), echeggia con evidenza in tutto il testo: abbandonare ogni cosa, farsi uguale ai suoi contadini, non possono che creare scompiglio e infelicità in quella sorta di «alveare giocondo » rappresentato dalla famiglia e dalla cerchia più ampia degli amici al seguito. Così la moglie dovrà prendere le sue misure cautelative per salvare la famiglia e il patrimonio. Un giovane prete, interpretato da Gianluca Gobbi, lettore forse poco accorto della vita del Gesù di Renan2, abbandona per un certo tempo la chiesa; e un altro giovane aristocratico, Flavio Parenti, è spinto a portare all’estremo le conseguenze ciò che ha udito diventando un apostolo votato al martirio. Leone Tolstoj, Il Regno di Dio è in mezzo a voi. Trento-Manca, Publiprint. Sulle conseguenze di questa pubblicazione di grande successo e sull’impatto che ebbe sul mondo religioso rimando a Heyer Den C. J. La storicità di Gesù. Torino, Claudiana, 2000 pp. 44 ss. 1 Leone Tolstoj, Il Regno di Dio è in mezzo a voi, Publiprint- Trento- Manca, A.I.I Genova,1988 2 Sulle conseguenze di questa pubblicazione di grande successo e sull’impatto che ebbe sul mondo religioso rimando a Heyer Den C.J. La storicità di Gesù, Claudiana, Torino 2000 pp. 44 s.

In «Svet» rivivono i rapporti tra Occidente e Terzo Mondo

Riprendiamo alcune parti dell’intervista che Marco Sciaccaluga ha rilasciato ad Aldo Viganò pubblicata nel volume edito da Il Melangolo*.

Che cosa significa quel titolo che cita il Vangelo di Giovanni?
«Ciò che mi sembra interessante soprattutto in Tolstoj è la radicalità di questo messaggio evangelico che non si limita annunciare l’avvento della luce (in russo svet) perché nel verso seguente aggiunge: “ma le tenebre non l’hanno ascoltata”. Ed è proprio questa non accoglienza della luce da parte delle tenebre che tormenta Tolstoj […] C’è molto di questo Tolstoj in Nicolaj Ivanovic, protagonista di Svet, il quale proprio a causa dello scarto fallimentare tra il suo pensiero e la sua azione diventa un uomo ridicolo».
Che caratteristica ha la famiglia di «Svet»?
«Per molti versi ricorda quella di dello stesso Tolstoj. Esteriormente può anche dare l’impressione di essere una famiglia simile a quella del teatro di Cechov. Ma in concreto le differenze sono enormi. Soprattutto, mentre i personaggi di Cechov vivono interamente nella nostalgia del passato, quelli di Svet esistono soprattutto nell’aspetto del futuro. I suoi personaggi non sono tristi, ma sono preoccupati, e questa preoccupazione trasforma anche la loro vita in qualcosa di ridicolo. Per Tolstoj, l’arte deve indicare una via all’umanità […]».
Che cosa abbiamo noi da spartire con questa aristocrazia terriera tormentata da scrupoli sociale e religiosi?
«[…] il rapporto tra Nicolaj Ivanovic e la sua famiglia con i loro contadini raffigura esattamente quello che c’è oggi tra l’opulenta società occidentale e il Terzo mondo. Come quello di Nicolaj Ivanovic rispetto ai suoi contadini, anche il nostro benessere si fonda sulla sofferenza e sulla morte di altri. Svet ci pone con forza il problema e ci costringe a domandarci che cosa si può fare. A questo interrogativo, Nicolaj Ivanovic offre risposte la cui radicalità è direttamente proporzionale alla loro sufficienza, anche perché finisce con produrre una forma di inaudita violenza nei confronti delle persone che gli stanno vicino, mettendo in moto una rete di incomprensioni spinte sino al limite della follia. Nessuno può accettare che un uomo sacrifichi i suoi figli, o porti all’autodistruzione quelli degli altri, per amore dell’umanità. Ci deve essere un’altra soluzione. […] Ma nonostante tutto le idee di Nicolaj Ivanovic e del suo discepolo Boris sopravvivono anche alla sconfitta e alla morte: sono ancora qui a chiederci delle risposte ragionevoli. Quello che io trovo molto bello in Tolstoj non assume mai un atteggiamento reazionario, bensì fa proprio il punto di vista di una società progressista. […] Ecco come ancora una volta, un grande artista, pur mosso a scrivere da motivazioni esplicitamente ideologiche e didascaliche, giunge a risultati che ci fanno capire come l’arte possa diventare il luogo dove faticosamente l’uomo riesce ancora a capire qualcosa di sé e del mondo».

* Lev N. Tolstoj, Svet, La luce splende nelle tenebre, Collana del Teatro Stabile di Genova n. 111. Genova, Il Melangolo, 2006.
print
La storia  La storia
Storia dei Valdesi
I Valdesi a Genova

Chiese e Opere a Genova  Chiese e Opere a Genova
Ospedale Evangelico Internazionale
Altre Chiese Evangeliche

Comunicati stampa  Comunicati stampa
Festival della scienza
Chiusura reparti Ospedale Evangelico Internazionale - 1
Chiusura reparti Ospedale Evangelico Internazionale - 2
Chiusura reparti Ospedale Evangelico Internazionale - 3
PETIZIONE ONLINE - CONTRO LA CHIUSURA

Vita Culturale  Vita Culturale
Centro Culturale Valdese
Unione Femminile
Biblioteca
Seminari
Teatro
Libri

Attualita'  Attualita'
Articoli
Le Pietre
La grazia della Libertà

Consulta delle Religioni  Consulta delle Religioni
Storia della Consulta
Dichiarazione Congiunta

Link Amici  Link Amici
Chiesa Evangelica Valdese
Claudiana Editrice
Ospedale Evangelico Internazionale
Riforma
Federazione Chiese Evangeliche in Italia

Ecumenismo  Ecumenismo
Aggiornamenti

Calendario  Calendario
Data: 26/11/2009
Ora: 11:31



Powered by flatnuke-2.5.2 (butterfly) © 2003-2004 | Site Admin: Stefania Bosi | Get RSS News
Tutti i marchi registrati e i diritti d'autore in questa pagina appartengono ai rispettivi proprietari.