BIOGRAFIA D’UN OSPEDALE
Prefazione al libro di Italo Pons
Domenico Maselli
Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
 Il mondo evangelico italiano è stato caratterizzato nell’ottocento da una forte propensione al sociale. Le piccole chiese evangeliche erano accompagnate solitamente da una scuola, da un rudimentale servizio di diaconia e là dove possibile, nelle grandi città oltre che nelle valli valdesi, da un ospedale rivolto particolarmente agli evangelici anche se non riservato esclusivamente ad essi. Nelle città questi ospedali erano in particolare frutto dell’accordo tra le varie chiese evangeliche esistenti, italiane o di lingua straniera.
Ora molte delle scuole e purtroppo anche molti ospedali e convitti sono chiusi ma la propensione del mondo evangelico a quei servizi sociali che volta volta vengono richiesti continua ad essere evidente, potremmo citare il Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.
Restano però ancora per fortuna due ospedali evangelici interdenominazionali: uno nato di recente in seguito alla situazione creatasi dopo la seconda guerra mondiale a Napoli, cui ho avuto occasione di dedicare un libro nel passato. Il secondo ma di gran lunga il primo in ordine di tempo è l’ospedale Evangelico Internazionale di Genova che compi quest’anno i 150 anni di un’attività proficua e benefica ha tra i suoi grandi meriti anche quello di costituire un anello di congiunzione tra alcune delle chiese evangeliche storiche della città di Genova. Nasceva all’indomani di una terribile epidemia di colera che aveva visto gli evangelici in prima fila tra i soccorritori e in un momento particolarmente difficile perché da soli due anni la chiesa valdese della città aveva subito un doloroso scisma dovuto più a ragioni politiche che religiose, si era tra l’avventura di Pisacane a Sapri e la seconda guerra d’indipendenza che avrebbe portato alla costituzione del regno d’Italia.
Con grande amore il pastore della chiesa valdese di Genova ha dedicato molte ore rubandole a un meritato riposo per ricostruire la storia di questo ospedale ed ha dovuto lottare contro alcune gravi difficoltà, in primo luogo vi è una grande scarsità di documenti soprattutto per quanto riguarda le origini dell’ospedale e in secondo luogo la mancanza di fonti alternative a quelle rintracciate nell’archivio dell’ospedale stesso. E’ riuscito comunque a fare una storia interna dell’istituto sia dal punto di vista giuridico, con costante riferimento alle modifiche di statuto, sia dal punto di vista dell’organizzazione ospedaliera dell’ente.
Emergono nel libro alcune figure di cui desidero ricordare l’ultima in ordine di tempo l’avv. Giorgio Peyrot che ha dedicato alle nostre strutture la sua prodigiosa attività garantendone una tutela giuridica e aiutando la direzione dell’ospedale nei momenti delle svolte.
Desidero chiudere anche io come il libro con un riferimento biblico che vale per tutto il protestantesimo e l’evangelismo italiano e per la Federazione delle chiese evangeliche in Italia che ho l’onore di rappresentare. Da queste pagine emergono personaggi che potremmo aggiungere al capitolo XI della Lettera agli Ebrei perciò vale per noi il primo versetto del capitolo 12: “poiché siamo circondati di sì gran nuvolo di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza l’arringo che ci sta dinanzi riguardando a Gesù che crea la fede e la rende perfetta”.
Ci prepariamo così ad affrontare un altro mezzo secolo di vita dell’ospedale consci dei nostri limiti ma fiduciosi in Lui.
BIOGRAFIA D’UN OSPEDALE
Italo Pons - Centocinquant’anni sulle alture di Genova”
Pubblicazione del CdA dell'Ospedale Evangelico Internazionale
Manrico Murzi
L’Evangelico Internazionale, su di un’altura di Genova da 150 anni (li compie questo 20 giugno 2007), ha destato in Italo Pons, pastore valdese, la passione di raccontarne la storia. La biografia si snoda anno dopo anno per una penna affettuosa dalla quale esce chiaro il profilo, come di un individuo, con le sue origini, il terreno culturale che l’ha prodotto, le sue fasi di crescita: bimbo-ospedale protestante, giovinetto-ospedale evangelico, uomo-ospedale internazionale. «Veniamo tutti da qualche altra parte, e tutti speriamo di lasciare qualche traccia del nostro passaggio, un barlume di significato per coloro che ci seguono», dice l’indiana Anita Dessai. Frutto di un sentirsi al servizio del prossimo, in questo caso fortemente espresso dai protestanti, è Ente Morale ancora pieno di vitalità e con lo sguardo al sottostante porto dove giungono ancora i marinai bisognosi di cura.
Dopo il Congresso di Vienna «nuove idee, nuovi libri circolano e spesso sono idee e libri protestanti». Con l’emanazione dello Statuto di Carlo Alberto nel 1848, quando l’Italia stava, con empito di energie, per divenire una e libera, e poco prima della seconda guerra d’indipendenza, le piccole comunità evangeliche poterono finalmente esprimere il loro credo e le loro idee. Già nella città portuale (la chiesa svizzera vi apparve nel 1824), con la chiesa avevano scuola e piccolo centro di cura medica. Si avvertì presto, però, l’esigenza di una vera struttura ospedaliera per mettere i protestanti al riparo da quelle vessazioni subite in ricoveri cattolici e delle quali il Pons riporta alcuni episodi.
Genova era terreno già vangato dalle ‘eresie’ e seminato con le idee laiche che vi arrivavano assieme ai mercanti e alle loro merci: basti dire che solo nel 1869 approdarono a Genova ben 400 navi britanniche, con un passaggio di circa 7.000 persone. L’anima del commercio e la vita dello spirito talora vanno di pari passo. L’assistenza religiosa per questi ‘eretici’ era sollecita, assicurata da un battello galleggiante per i servizi religiosi, «la più bella cappella galleggiante per i marinai»: serviva anche quale punto di aggregazione. L’edificio in terra ferma era invece il Sailer’s Rest, costruito nel 1892 come luogo per riunioni di preghiera, con forme di assistenza e ritrovo, affinché gli ospiti «respirassero un poco l’aria di casa loro». La laicità delle idee aveva vita difficile e alcuni avevano sofferto persecuzioni e galera. La reazione cattolica a queste iniziative si faceva sentire. Basti riferire una frase apparsa sul Cattolico nel 1858: «I nemici della Chiesa aumentano nella nostra città i loro sforzi onde strappare alla vera religione le anime dei fedeli». Le piccole chiese venivano bollate con il titolo di sette, l’Altro non veniva accettato. Ci si preoccupò dunque di dare agli evangelici la possibilità di fruire «dei principi di libertà e uguaglianza nell’ambito della società italiana che li ospitava come credenti». Determinate ad arginare, in una città-porto tanto importante, i disagi patiti dalle minoranze religiose, cinque chiese fondarono l’Evangelico: svizzera riformata, valdese, scozzese, anglicana, luterana e libera.
La ricerca meticolosa del Pons consulta carte, scruta nell’intreccio tra ragioni morali e aspetti pratici dell’impresa, rintraccia l’entusiasmo della questua e la generosità dei donatori; già all’inizio l’intento filantropico si sposa con le beghe religiose e politiche, lo slancio solidale si scontra con lo sforzo organizzativo. L’autore indaga anche tra le carte di Giorgio Peyrot e del Comitato fondatore, come nei verbali stesi nel tempo dal Consiglio di Amministrazione, i percorsi e le soluzioni giuridiche. Dal racconto si evincono gli aspetti sociali e politici della presenza di un ospedale, come già detto, dapprima ‘protestante’, poi ‘evangelico’, infine ‘internazionale’: figlio delle chiese evangeliche, la sua vita si intreccia con quella delle colonie protestanti presenti a Genova; quattro le lingue: francese, inglese, italiano e tedesco. Risulta anche che i membri del Concistoro dello stesso ospedale si tassarono non solo per le loro chiese, ma anche per l’ospedale, mettendo in risalto che le due entità erano tutt’uno.
Come per qualsiasi individuo, anche l’Evangelico ha avuto le sue crisi di crescita. Aderendo con caparbietà allo slancio spirituale, i suoi fondatori guardarono alle esigenze del tessuto sociale compiendo atti concreti: fecero conoscere anche all’estero, nei Paesi d’origine delle chiese, le difficoltà dei loro connazionali e correligionari in un territorio squisitamente cattolico come quello di Genova e il progetto di una struttura ospedaliera adeguata ai bisogni del prossimo, come raccomanda il Vangelo.
Particolare attenzione è rivolta alla figura del giurista e teologo Giorgio Peyrot che, coadiuvato dal Segretario Generale Verardi e dall’Ispettore Zanotti, ha indirizzato l’ospedale sulla via della buona amministrazione e dei corretti rapporti con le istituzioni cittadine e la chiesa cattolica. A tal proposito i contatti furono presi con l’A.R.I.S., Associazione Religiosa Istituti Sanitari, presieduta da Padre Rizzo. Era il momento in cui l’ospedale rischiava la chiusura per la legge Mariotti: consentiva la sola esistenza, a Genova, del Galliera come struttura ecclesiastica. In seguito, finalmente, si ottenne una legge dello Stato che, elevando l’Evangelico alla qualità di ospedale generale di zona, l’ha salvato: i posti letti salirono dai 38 iniziali ai 150, e l’ampliamento come la rimessa in sesto della pianta organica ebbero anche il contributo della Regione e della Fondazione Carige. Altra figura di spicco è quella di Bonaventura Mazzarella, originario di Gallipoli, all’altra estremità della Penisola, portatosi a Genova dove insegnò filosofia e fu consigliere della Corte d’Appello. Questi si impegnò molto a favore di questa Opera Morale, fino al punto di farne l’erede universale di tutti i suoi beni. Uomo che meriterebbe di essere ricordato come benefattore della città di Genova.
Il Pons tratta anche la prestazione egregia, nel tempo, dei medici, degli infermieri e persino di tutto il personale addetto ai servizi ausiliari: ad esempio i cuochi solleciti a preparare buon cibo; e l’assistenza laica rivolta allo stesso modo verso cittadini di qualsiasi credo, pensando sempre a ciò che unisce e non a quel che divide.
In bella veste editoriale, com’è nella tradizione della Claudiana, per il contributo della Banca Carige, il volume, arricchito dalla presentazione di Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dall’apporto informativo di Luciano Giuliani, oggi direttore generale dell’ospedale, è interessante anche per conoscere le varie anime di una città, porto di mare aperto a gente di molteplice provenienza, dunque a menti e cuori di vario senso.
O.E.I. - Il motivo di tanto interessamento
Renata Pampuro
Il pastore Italo Pons ha terminato un lungo e impegnativo
lavoro di ricerca, resosi necessario per scrivere
un libro sull'O.E.I. in occasione del suo 150°
anniversario; mi ha affidato il compito di leggere le
bozze dei vari capitoli, allo scopo di rilevare eventuali
errori di battitura.
Leggendo e rileggendo quelle pagine, sono venuta a
conoscenza delle traversie e degli ostacoli che, via
via negli anni, si sono presentati ai fondatori, agli
amministratori, ai medici che strenuamente hanno
operato per portare avanti un'opera di cui comprendevano
la grande importanza.
Ci sono stati momenti bui, ma anche grandi soddisfazioni
nei riconoscimenti ricevuti in Italia (da parlamentari,
autorità, stampa) ed all'estero.
Per chi, come me, ha avuto modo di frequentare
l'O.E.I. sin da piccola e conoscerlo attraverso le testimonianze
dei genitori e dei nonni, è naturale nutrire
per esso un affetto incondizionato.
Per chi è approdato alle nostre comunità più recentemente
appare eccessiva l'alzata di scudi per la su
difesa, in un momento così ambiguo come quello che
sta attraversando.
Non esiste volontà di creare contrasti
tra fratelli e sorelle di chiesa,
ma solo il desiderio che tutti
assieme si sia concordi nell'intento
di salvaguardare l'O.E.I. e
la sua sopravvivenza, confidando
nell'aiuto del Signore,
che sino a qui non è mai mancato.
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