Il tempo della partenza
Ricordo di Gabriella Molfino
Anna Grosso
Domenica 3 giugno nel tempio valdese di via Assarotti una folla numerosa ha reso l’ultimo saluto a Gabriella Molfino, stringendosi intorno al marito Vittorio Capellino a alla figlia Rossella. Gabriella, che ci ha lasciati dopo una breve malattia che l’ha stroncata prematuramente in poco più di un mese, ha lasciato dietro di sé un vuoto, non solo nella sua famiglia ma anche nella comunità evangelica.
Da 15 anni membro della chiesa di via Assarotti, la presenza di Gabriella nella comunità, dapprima riservata e silenziosa, è andata via affermandosi e qualificandosi: il suo valido contributo agli studi biblici e alla predicazione, il suo apporto pieno di creatività e fantasia nella scuola domenicale, il suo impegno nel consiglio di chiesa, sono stati ricordati con gratitudine e commozione; ma anche la sua cordialità nei rapporti umani, il suo sorriso, la sua voglia di comunicare.
Dai vari interventi è emerso il progresso continuo del suo percorso: gli studi teologici nel corso a distanza presso la Facoltà di Roma portati avanti con determinazione e successo, l’impegno come sovrintendente di circuito le hanno permesso di estendere e qualificare sempre più il suo servizio, sempre reso con gioia.
Desidero ricordare Gabriella perché il mio rapporto di amicizia con lei ha radici lontane, e mi rende forse meglio in grado di valutare tutta l’ampiezza dell’opera di Dio nella sua vita. Un po’ più grande di lei, ho conosciuto Gabri da bambina. Un punto luminoso nella sua infanzia e adolescenza sono stati i campi biblici dell’Esercito della Salvezza a Bobbio Pellice, nei quali l’evangelo, che aveva ascoltato fin da piccola, è diventato per lei una realtà vivente, un punto di riferimento costante che non l’ha mai abbandonata nei momenti difficili.
In seguito, abitando la stessa via e frequentando la stessa comunità, ho avuto occasione di essere vicina a Gabriella in alcuni momenti importanti della sua vita: la scelta sofferta di interrompere gli studi di medicina, il matrimonio, la maternità, e di condividere gioie e tensioni che le nuove responsabilità mettevano sulle sue spalle, nella ricerca di un equilibrio tra gli impegni famigliari – anche verso i genitori anziani a cui è stata sempre vicina - e il suo bisogno di autorealizzarsi, di mettere pienamente a frutto i suoi doni e le sue capacità. In quel periodo ho apprezzato la disponibilità della sua casa sempre aperta ed accogliente, il suo impegno a far sentire una voce diversa nella scuola frequentata dai nostri figli (era il momento dell’Intesa e del dibattito sull’ora di religione a scuola).
Poi le nostre strade si sono allontanate, e ho assistito da lontano al suo percorso verso quella crescita personale cui aveva sempre teso: l’inserimento in un lavoro gratificante presso L’Ospedale Evangelico Internazionale, l’inserimento in una chiesa che le ha dato sostegno e riconoscimento valorizzando i suoi doni.
Oggi, se guardo indietro alla vita di Gabriella non posso che riconoscere l’opera della grazia nella sua esistenza e lodare quel Dio che, come un vasaio, modella e ritocca con delicatezza e pazienza quei mucchietti di creta informe che noi siamo fino a fargli assumere forma, bellezza e significato.
L'ombra di morte tramuta in aurora - Ricordo di Davide Mercurio
Italo Pons

"Quando noi eravamo piccoli mia mamma, che
era una giovane donna nella fede, doveva lottare, con
la sua famiglia molto cattolica, per poterci portare ad
ascoltare la Parola di Dio nella chiesa valdese di via
dello Spezio a Palermo. Questa sera abbiamo ancora
una volta udito la ricchezza di questa Parola. Noi, in
tutto questo, malgrado ogni cosa, ci sentiamo dei privilegiati
per l'abbondanza di testimonianza che
abbiamo ricevuto". Con queste parole giovedì 16
maggio, nel corso di un culto, nel Tempio valdese di
Milano, il pastore Stefano Mercurio si è rivolto all'assemblea
in uno dei momenti di congedo dal fratello
Davide deceduto, all'età di 25 anni, dopo una lunga
sofferenza.
La chiesa valdese di Milano, il suo pastore e le
pastore, gli sono stati accanto ancora una volta, come
hanno saputo fare nel corso di questi mesi. Vicini
quella sera, in modo particolare, alla mamma Paola,
la sorella Patrizia e Stefano con la moglie Anne
Sophie.
Per chi conosce questa famiglia, si avvertiva, che
dietro le parole di Stefano, vi era la sintesi degli ultimi
quarant'anni della predicazione evangelica nella
chiesa di via Spezio. Il pastore Pietro Valdo Panscia,
Archimede Bertolino, con i quali la famiglia era
entrata a far parte della chiesa valdese, Giuseppe La
Torre e Franco Giampiccoli. La predicazione che
conduce le nostre esistenze, brevi o lunghe fragili o
forti che siano, a Cristo: il Signore dei morti e dei
viventi. Per coloro che credono in Lui le prove, tanto
difficili quanto faticose, non sono mai sconfitte. Gli
interrogativi si possono tradurre in protesta (perché
il male? la sofferenza? la morte?) ben sapendo che
oltre ad esse, senza falsificazioni della realtà, ma con
sano realismo, l'Evangelo ci ridona fiducia, consolazione,
pace. "Era un mite, ha detto il pastore Gianni
Genre, uno di coloro che le beatitudini costituiscono
eredi della terra"; ed il pastore Giampiccoli, con il
quale Davide era stato confermato, ha aggiunto rivolgendosi
a Paola: "Tu hai ancora un compito quello di
raccontare ai tuoi nipoti i meravigliosi segni della
Parola di Dio". Nel mio intervento ho ricordato, tra
l'altro, la gita delle nostre chiese in Francia lo scorso
anno. In una di quelle giornate, salimmo a Merindol,
l'antico villaggio valdese distrutto dalle persecuzioni.
In una foto del gruppo scattata in quella limpida giornata
di maggio, lì nel cuore della nostre vicende storiche,
c'era anche Davide chi avrebbe immaginato lo
stesso mese, un anno dopo, avrebbe iniziato un altro
viaggio. Quando le nubi oscurano il nostro cammino
o cala troppo presto la sera sovviene la voce del profeta
Amos: " Egli tramuta l'ombra di morte in aurora".
Regina è risorta
Bernard Félix, ingegnere e scrittore.
 Diversi pastori mi hanno ripetuto di d’essere stati interpellati da persone ormai prossime al decesso per preparare assieme il loro funerale; in questo modo volevano rendere manifesta la loro fede scegliendo assieme alcuni particolari per la cerimonia. Era questo un modo per allontanare il pensiero da ciò che avrebbe preceduto il loro trapasso, estremo riguardo nei confronti di che resta e quale messaggio lasciare loro?
Un amico, responsabile della locale Associazione contro il cancro, mi segnala Regina, un’ammalata isolata nelle vicinanze del nostro modesto quartiere. Regina, da lungo tempo è sottoposta ad una chemioterapia, ma senza speranza di guarigione. “Regina è protestante, ha aggiunto, il visitarla potrebbe farle del bene; potresti farlo? “
Regina mi riceve nella sua modesta abitazione alla sommità di una collina in un posto dove proliferano disordinatamente tante piante di ogni genere. Senza difficoltà ci troviamo nel cuore dell’argomento che ci ha fatto incontrare.“ Il mio corpo è nello stesso stato di questo giardinetto…bisognerebbe potare, potare…tagliare…la terapia mi sfinisce. L’ambulanza ora mi porta all’ospedale solo più una volta alla settimana -“ e subito aggiunge- sono informata che al momento la sua comunità è senza pastore. Io stessa non ne faccio parte. Chi occuperà del io funerale che è sicuramente imminente? Ho assicurato Regina e ci siamo messi a preparare, Bibbia aperta, e con altri libri di riflessioni liturgiche il suo servizio funebre. Aveva delle idee ben precise circa i testi, la musica, ma principalmente sulla testimonianza della sua fede e sulla predicazione della resurrezione. “Pastore dica chiaramente che questo messaggio è rivolto a tutti e che in questi miei ultimi giorni non faccio che meditarlo e sottoscriverlo”. In tre altre visite svolte nel corso del mese di giugno, abbiamo quindi messo a punto questo programma di cerimonia, l’ho battuto a macchina e riletto con Regina. Straordinaria testimonianza di una persona prossima alla morte, ma vivente già in una specie di resurrezione! “Ci saranno le mie due figlie, mi assicurò e, forse pure il mio ex marito”.
Il seguito non realizza le nostre previsioni. A luglio, io ero assente, Regina fu trasportata nella periferia di Parigi per morirvi vicino ad una delle due figlie. Da quest’ultima ho saputo che il nostro testo era stato trovato ben in evidenza fra le sue carte, che il pastore era stato convocato ed aveva ricevuto questo documento. Che messaggio ha annunciato? L’estrema pratica di Regina è stata utile? Imprevedibile “Humor di Dio?”. Tuttavia vero è che questo impegno ci ha avvicinati per alcune ore in una vibrante comunione spirituale e ciò non mi sembra cosa di poco conto…
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